No. Nessun sito è sempre online, nemmeno quelli delle grandi piattaforme. La domanda utile è un’altra: quanto tempo passa tra il momento in cui il sito cade e quello in cui qualcuno se ne accorge, e chi interviene in quella finestra.
Il 99,9% promesso da quasi tutti i piani condivisi vale 8 ore e 45 minuti di disservizio all’anno, distribuite in episodi che nessuno ti comunicherà. E copre il server, non il tuo sito: se il server risponde ma la homepage restituisce un errore PHP dopo un aggiornamento, per il contratto l’uptime resta al 100%.
Quando un sito aziendale sparisce, però, l’hosting c’entra raramente. La ricerca State of Machine Identity 2026 di Keyfactor rileva che oltre il 70% delle organizzazioni ha subito almeno un’interruzione causata da un certificato scaduto nell’ultimo anno, con più di quattro ore in media per identificarla e risolverla. E peggiorerà: il CA/Browser Forum ha stabilito che la validità massima dei certificati TLS scenderà a 200 giorni da marzo 2026, 100 da marzo 2027, 47 da marzo 2029. Un rinnovo che oggi fai una volta l’anno, tra tre anni va fatto otto volte.
Le altre due cause ricorrenti sono altrettanto amministrative: plugin e temi non aggiornati, e il dominio intestato alla mail di un consulente che non lavora più con te.
Un monitoraggio serio non verifica solo il codice 200: controlla che la pagina contenga ancora la parola attesa e che il modulo contatti invii davvero, e avvisa sulle scadenze con 30 giorni di anticipo. La manutenzione aggiorna su un ambiente di prova e prova il ripristino dei backup: un backup mai testato è una speranza.
Tre verifiche, questa settimana: chiedi il rapporto di uptime degli ultimi 12 mesi, controlla intestatario e scadenza di dominio e certificato, fai ripristinare un backup. Se una risposta manca, guardiamo insieme dove sta il tuo punto debole.