Cinque numeri, non trecento. Utenti attivi coinvolti, tasso di conversione per canale, tempo medio di coinvolgimento, sorgente di traffico principale ed eventi chiave: sono le uniche metriche di Google Analytics 4 che cambiano una decisione di budget. Il resto serve a chi fa analisi di mestiere, non a chi deve decidere entro venerdì se rifinanziare una campagna.
Il problema non è che GA4 sia difficile: è pensato per proprietà con decine di migliaia di sessioni al giorno, e una PMI con 4.000 visite al mese ci si perde dentro.
I numeri da guardare
Partiamo dal numero più onesto: gli utenti coinvolti. GA4 conta come coinvolto chi resta almeno dieci secondi, vede due pagine o innesca un evento chiave. Cinquemila visitatori di cui novecento coinvolti non sono cinquemila potenziali clienti: sono novecento. Guarda solo la seconda cifra, mese su mese.
Poi il tasso di conversione canale per canale, mai quello aggregato. Un canale che porta il sessanta per cento del traffico e il quattro per cento dei contatti gonfia un numero che nessuno incassa.
E soprattutto gli eventi chiave. GA4 arriva con eventi automatici, nessuno dei quali corrisponde a “qualcuno mi ha chiesto un preventivo”. Modulo inviato, telefono cliccato, email cliccata, clic su WhatsApp: senza questi, il tasso di conversione è vuoto per definizione. Apri Amministrazione, poi Eventi chiave: se la lista è vuota, il resto del pannello è arredamento.
Quello che GA4 non vede
Un’ultima cosa, la più importante. GA4 vede solo chi accetta i cookie statistici. Uno studio dell’Università di Aarhus presentato a ACM CHI 2025 su 254.148 siti europei rileva che il 67% mostra un banner, ma solo il 15% è davvero conforme. Tra il trenta e il sessanta per cento del traffico reale resta fuori dai report: non usare mai i valori assoluti per calcolare il fatturato per visitatore. Le variazioni percentuali restano valide, purché il banner non cambi.
Se vuoi una lettura dei tuoi cinque numeri, guarda cosa facciamo e scrivici dai contatti.